CAMERE SEPARATE

stories from the city, stories from the sea

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Utente: deceptacon
"non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole. E' il legame del desiderio con la realtà a possedere una forza rivoluzionaria" ****************************** quanta spontaneità nei nostri modi schietti, nelle movenze, i completini perfetti; quando uno è naturale è naturale...

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giovedì, 23 marzo 2006

Shhhhh

shampoo L'altro ieri, mentre la cittadinanza attiva fremeva per l'incontro politico pugliese, io decidevo di assecondare il primo timido sole primaverile e indossare la tenuta d'ordinanza dei giorni ottimisti: minigonna e stivali neri, collant maglia e giubbottino rigorosamente VERDE ACIDO (detto anche verde vomito). Dopo aver elegantemente dribblato merde di cane e ragni umani su via Dante arrivo finalmente in via garruba 6. E, mentre attraverso con falcata sicura l'atrio, sento dietro di me: "NEH, LA VALLEVERDE"!
Questo per dire che la facoltà di lingue sarà pure una facoltà di shampist*, ma almeno sanno essere shampist* con verve!
Buona primavera!
a.


Postato da: deceptacon a 15:34 | link | commenti (5)
saperi in gioco, small city life, domani è un altro shampoo


mercoledì, 22 marzo 2006

Gerontocracy

nonno simpson Riprendo questa citazione dal blog di kute, che a sua volta le riprende da qui.

"Che cosa significa "fare cultura"? E che significato date al "fare cultura" in un contesto come quello italiano?
Minchia. Nel contesto italiano, niente ha significato. (...) Per vivere in questo paese bisogna sottoporsi a una ginnastica mentale estenuante, la cosiddetta "fuga di cervello". Ripetere come un mantra: "Qui fuori c'è Godthab, Groenlandia". Appena ho finito con queste domande mi metto la tuta termica e vado allo spaccio del mio amico eschimese a comprare merluzzo e renna affumicata. Non voglio dire che bisogna abbandonare il paese a sé stesso, ma il giardino che ci è stato affidato è più ampio."

L'invettiva dice tante belle cose, tutte verissime e corrosive. Ma qui mi basta sottolineare questa:

"L'Italia strapaese, quartierino, tuttinfamiglia. L'Italia che se ne frega, l'Italia impaurita, l'Italia no grazie. L'Italia dei tormentoni, allegra come un DJ, depressa per noia. L'Italia dei nonni al potere, il cinquantenne giovane scrittore, mai fidarsi di uno sotto i sessanta."

I nonni al potere... Quanti Nonno Simpson conoscete che occupano posizioni di potere? A me vengono in mente tanti, a cominciare dai leader di partito. Ma la gerontocrazia è anche un atteggiamento diffuso, per cui se qualcuno ti vuole insultare ti dà dell* ventenne e non si riferisce al tuo aspetto fisico (in quel caso si suppone che si debba esserne lusingat*). Ha a che vedere con il fatto che tanta creatività e tante energie intellettuali vadano sprecate perchè nessuno dà credito a chi ha meno di 40-50 anni. E, parallelamente, la scena continua a essere occupata per decenni dai soliti nonni. Perchè altrove le idee dei vari Linus Torvalds, Larry Page & Sergey Brin, o persino Bill Gates (!) hanno trovato terreno fertile per potersi sviluppare e qui nisba?  Perchè qui scoppia il putiferio se, dopo (appena!) 20 anni, decidono di non far aprire la stagione della Scala a Muti, bensì al "giovane" 34enne Daniel Harding?  Perchè il massimo della meglio gioventù a cui questo paese guarda con rispetto sono i rampolli delle varie famigliacce di capitani d'industria, anche quando sono dei perfetti imbecilli (un nome a caso: lapo elkann)? Forse la reverenza gerontocratica si trasmette transitivamente da nonno a nipote? Può essere...
Comunque con questo non voglio dire che i "vecchi" in generale abbiano vita facile qui. Perchè quest'italietta allo sfascio è anche il paese in cui se sei fuori dall'età produttiva, pensionato o disoccupato, magari donna (ex casalinga) e con problemi (motori, di salute, finanziari etc.), non te la passi mica tanto bene. Se poi  vivi, chessò, a bari e non hai qualcuno che ti scarrozzi in giro,  puoi pure murarti vivo in casa tanto non se ne accorgerà nessuno.

Adesso scusate, ma devo andare a dar da mangiare alle renne.
a.


Postato da: deceptacon a 10:35 | link | commenti
soggetti incarnati, scazzi quotidiani, provincia cronica


domenica, 19 marzo 2006

I don't wanna hear

La domenica mattina del dancefloor di via De Bernardi 19/f comincia alle 10.30 con l'ultimo album di Madonna. Il loop dura almeno fino all'ora di pranzo. Tutta colpa della desperate housewife del piano di sopra. Del resto la capisco. Ha un marito esaurito, una figlia che a 9 anni urla già cose orrende, peggio di quelle isteriche del tipo 'tu sei falsa' che animano uomini &donne della de filippi. E poi senza la giusta dose di shampismo, come si fa a farsi andare giù i servezi della domenica. Mica si possono fare ascoltando cat power!

Nel frattempo al first (dance) floor poorleno ha deciso di darsi alla malavita, per l'ennesima volta in 3 giorni. La voce melliflua e radicalchiccoide di Francesco Bianconi mi ricorda che la domenica è sempre un bel giorno per morire, soprattutto nella provincia cronica. L'erba ti fa male se la fumi senza stile. Grazie franz.

Se tutto questo non fosse ancora sufficiente per scaraventarmi giù dal letto, arrivano i bassi del sound system domenicale che fanno tremare i vetri, le pareti e le 3 gambe del letto (sì, una è andata). A questo punto mi chiedo se M.i.a. sia stata solo un sogno o ci sia stata per davvero...

Buon giorno anche a te, Freedom. E' già tempo di nostalgia preventiva.

a.


Postato da: deceptacon a 20:16 | link | commenti (10)
small city life, provincia cronica


venerdì, 17 marzo 2006

Balcani
"malgrado Belgrado America e Bush"

mappa Balcani
Negli anni ’70 e ’80 la Jugoslavia era come il proverbiale gatto dei cartoni animati, che continua a camminare sopra il precipizio: precipita solo quando, alla fine, guarda in bass o e si accorge di non avere la terra sotto i piedi. Milosevic è stato il primo a costringerci tutti a guardare veramente in basso, nel precipizio.

Slavoj Žižek

Ogni mattina, la televisione statale, apre le trasmissioni con questo augurio
al popolo albanese: "Amate la patria come l'Albania ama gli Stati Uniti d'America!"
è per questo che la mia patria è l'esilio, amici miei.

Gëzim Hajdari, Poema dell’esilio

Slobodan Milosevic è morto, ma la morte di un criminale di guerra che ha governato un paese per quasi vent’anni non ha fatto poi tanto scalpore. Nonostante i sospetti di avvelenamento o suicidio, la morte di Milosevic è stata avvolta dallo stesso silenzio che ha accompagnato la macabra pioggia di bombe sui civili a Sarajevo, le stragi e gli stupri e le devastazioni a Srebrenica, Mostar, Goradze e poi Belgrado, Novi Sad, Pristina, Kosovska Mitrovica… Con la morte di Slobo è come se, finalmente, calasse un drappo nero anche sulle nostre responsabilità. Ma l’adriatico è stretto e torbido, e le due rive formano una comunità di destino a cui è impossibile sfuggire.

“Anarchico nello stalinismo come nel neocapitalismo delle repubbliche più occidentali, scrollato dal setaccio di innumerevoli infarinature culturali, l’homo balcanicus non ha mai sopportato regole e imposizioni dell’ordine civile, piegandosi soltanto alle oscure forze del destino. Non c’è stata gioventù più apolitica e apatica di quella jugoslava e non c’è stata, nella storia moderna, repressione più ambigua di quella subita dalla mia generazione. Nella vicina Italia si consumano Fiumicino e via Fani, Comiso e piazza Fontana, referendum sull’aborto e sul divorzio. In Jugoslavia non succedeva nulla. Vivevamo sotto una campana di ferro dislocati ai confini del mondo, dispersi tra la corsa ai jeans e il cremacaffè più a buon mercato, e i dinari da vendere al miglior cambio in nero. Tutta la Jugoslavia è vissuta così, dagli schipetari del Kossovo ai contadini della Slavonia, dalla bisbetica Spalato alla Slovenia con la puzza sotto il naso. Volendo si poteva andare in chiesa a prendere l’ostia cattolica e ilpane ortodosso. Avendo i soldi si poteva girare tranquillamente col Mercedes e contrabbandare pellicce, Black & Decker, stereo e giocattoli, e il passaporto per viaggiare all’estero aveva scadenza dieci anni e costava come una cocacola al bar. Chi aveva mezzi e conoscenze metteva su in una notte un ristorante di pesce e una burekdzinica e i medici negli ospedali andavano avanti a mazzette, le plave koverte. Barzellette su Tito e partito, sui terroni Mujo e Haso e i matti Bobi e Rudi, circolavano assieme a quelli sui panduri, i poliziotti e i cecoslovacchi in attesa della liberazione a stelle e strisce.”

Kenka Leković, La strage degli anatroccoli – Marsilio, 1995
[roberto_16/17-03-2006]


Postato da: poorLeno a 15:58 | link | commenti (1)


mercoledì, 15 marzo 2006

Small city life



L'altra sera, tornando a casa, ci siamo fermati a parlare con annalisa, una ragazza che abita nel palazzo affianco al nostro. Attorno alla sua finestra al piano terra c'è sempre un gruppo di ragazzi e ragazze. E' una certezza dei pomeriggi di via De bernardis. Passare e sapere di trovarli lì. All'inizio non capivo questo assembramento continuo, con lei affacciata alla finestra e loro fuori. Perchè non invitarli/le dentro? Perchè non usciva lei? Poi, a poco a poco, ho capito. Forse. Ma questo non è importante, qui. Comunque stiano le cose, ieri parlando con annalisa e un'altra ragazza che passa buona parte del suo tempo sul balcone di fronte, è venuto fuori che nessuna delle due era mai stata a Trani. Nè avevano idea di dove fosse (o sembravano intenzionate a scoprirlo). Ontopologia del quartiere Libertà. Altro che la Manhattan/Murat di franz. Però ancora non riesco a capire perchè la cosa mi abbia colpita così tanto.
a.


Postato da: deceptacon a 22:47 | link | commenti (4)
small city life


martedì, 14 marzo 2006

BACK IS BEAUTIFUL
(out of the boondocks)


Deceptacon non si sente tanto per la quale in questo periodo. E l'infermiera acidanera non c'entra nulla.
Neanche Guzzanti che fa l'Annunziata riesce a tirarmi su. Mah
Intanto sono tornata sul blog, ed è già qualcosa. Sarebbe bello riuscire a recuperare tutti i post arretrati che avrei voluto scrivere in questo periodo.
a.

 


Postato da: deceptacon a 14:26 | link | commenti
scazzi quotidiani, domani è un altro giorno


venerdì, 10 marzo 2006

Conversazione esemplare

(di rilevanza elettorale)

poorLeno: <<Dovrei ritirare i risultati delle analisi di deceptacon>>

L'infermiera, gentile e svelta, trova subito il fascicolo. Poi lo mette sul tavolo, stacca il foglio di richiesta e improvvisamnete si ferma... Pensa, riflette. Due, tre secondi interminabili! Poi rialza lo sguardo e prende fiato per chiedermi:

<<E tu cosa sei con deceptacon?>>

La richiesta è certamente legittima, la formulazione incerta. Sofferente di una mancanza, di un non riconoscimento che alimenta eufemismi, acrobazie sintattiche e pasticci (ideologici?) discorsivi...

poorLeno:<<Eeeeehhh... viviamo insieme...>>

infermiera: <<Compagno!... firma e scrivi accanto "compagno" e la data di oggi>>

Domani, sarà un altro giorno? Mah...

[roberto_10-03-2006]


Postato da: poorLeno a 12:12 | link | commenti (4)
soggetti incarnati, domani è un altro giorno


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