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"non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole. E' il legame del desiderio con la realtà a possedere una forza rivoluzionaria" ****************************** quanta spontaneità nei nostri modi schietti, nelle movenze, i completini perfetti; quando uno è naturale è naturale...

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mercoledì, 04 luglio 2007

The Epic of American Civilization
Note sparse da una fabbrica del sapere nordamericana (II)

Aggirandomi tra i viali verdissimi del campus (Dartmouth è chiamato “The Big Green”) o nelle stanze dell’enorme biblioteca, disseminata di centinaia di computer a totale disposizione di tutti, nella quiete rassicurante di fine semestre, sento la terra e le pareti vibrare al passaggio dei vorticosi flussi di capitale globale che servono a tenere in piedi questa baracca; immagino fondi di investimento che salgono e scendono nei mercati azionari del sudest asiatico, o ricchi speculatori finanziari che, tra una partita di golf e l’altra, staccano grassi assegni per il College. E nonostante la fascinazione, la vertigine da efficienza e l’innegabile sensazione di essere accuditi come mai prima, penso che questo non possa essere un modello per la ricerca pubblica italiana.
J.C. Orozco: The Epic of American CivilizationMa a Dartmouth la testa non gira solo per i soldi, e le ambivalenze culturali ed ideologiche certamente non mancano. Nel seminterrato della biblioteca, che è stato a lungo l’unica aula studio del College, i muri sono interamente ricoperti dai murales di José Clemente Orozco. Tra il ’32 e il ’34, sui muri di un’istituzione fortemente conservatrice e allora esclusivamente maschile, Orozco ha dipinto The Epic of American Civilization. Una raffigurazione epica nello stile del modernismo messicano della "civiltà americana": dall'incontro/scontro tra i nativi del continente americano e gli europei alla rivoluzione di Zapata, dalla standardizzazione delle esistenze nell’America del Nord nei primi decenni del '900 alla feroce parodia del mondo universitario gestito da scheletri che danno origine ad una conoscenza sterile. Il murales è visionario, emana una luce che buca la coltre di oscurità a cui la sua dislocazione sembrava condannarlo. Il pannello che chiude il ciclo preannuncia metaforicamente l’ambiguità tardo-moderna che forse informa di sé tutte le articolazioni di sapere e potere incarnate dal Dartmouth College. S’intitola Modern Industrial Men e mostra la figura di un lavoratore, maschio e 'non-bianco', disteso su un fianco, mentre legge un libro e si rilassa, con alle spalle una grande costruzione di acciaio non ancora terminata. [fine]
J.C. Orozco: The Epic of American Civilization


Postato da: poorLeno a 18:40 | link | commenti (1)
saperi in gioco, ieri è un altro giorno


domenica, 01 luglio 2007

"Only terrorists receive phone calls at the airport"
Note sparse da una fabbrica del sapere nordamericana (I)
 
Poggio un dito indice dopo l’altro sulla macchina che mi prende le impronte digitali, mentre una specie di webcam scatta una foto, forse prende un’immagine dell’iride, quando il mio telefono cellulare, nella tasca posteriore destra dei jeans, inizia rumorosamente a ricevere sms a ripetizione. Allora il poliziotto, fino a quel momento affabile, intento a testa bassa a stampigliare il visto sul mio passaporto, alza il volto contrariato: “You must turn off your phone, sir! Only terrorists receive phone calls at the airport.”
Il mio benvenuto a base di controlli ipertecnologici e paranoie un po’ cliché si stempera presto, mano che il bus lascia la east coast verso l’entroterra del New England, in direzione nord-est. È notte e sono stanco, viaggio in uno stato di dormiveglia. Solo la mattina capisco di essere finito in un’America rurale, incredibilmente slow, ricoperta di foreste di conifere e autostrade larghe quanto le nostre strade provinciali più sfigate. In Dartmouth College, biblioteca 'Baker'questa inattesa realtà il Dartmouth College è un enorme campus universitario con annesso ospedale, nel piccolo villaggio di Hanover, New Hampshire: due isolati e case sparse nei sobborghi residenziali. Un campus fondato alla fine del ‘700 per formare missionari tra i nativi americani e che oggi rastrella qualche migliaio di miliardi (!) di dollari di finanziamenti privati. Non molto è cambiato nel tempo, perché c’è sempre qualche missione da compiere. I locali mi raccontano dell’esistenza di un ufficio di ‘pr’ professionisti che hanno il compito di avvicinare i più facoltosi tra gli ex-studenti di Dartmouth (“Alumni”) per convincerli a sganciare milioni di dollari ciascuno: nel nome di un’impagabile, eterna affiliazione del proprio nome a quello del college o, più prosaicamente, per superare la beneficenza lasciata da qualche vecchio e odiato collega. E Dartmouth deve pur sopravvivere e formare così la classe dirigente del futuro: 5mila studenti che pagano 45mila dollari ciascuno di tasse all’anno… [fine I parte]


Postato da: poorLeno a 19:31 | link | commenti (4)
saperi in gioco, ieri è un altro giorno


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