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"non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole. E' il legame del desiderio con la realtà a possedere una forza rivoluzionaria" ****************************** quanta spontaneità nei nostri modi schietti, nelle movenze, i completini perfetti; quando uno è naturale è naturale...

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giovedì, 03 luglio 2008

Rimestando nel marcio

Rutelli... SICURO!Rimestare un po’ nel marcio, sfangare gli ultimi dieci anni di storia repubblicana è un esercizio utile a svelare tutta la miseria e la poca tempestività del neo-anti-berlusconismo di "MicroMega" & Co. Provo molto rispetto per "MicroMega", pur collocandomi più a sinistra. Io però non dimentico le ultime settimane di campagna elettorale spese (persino con videointerviste morettiane da veri disperati della democrazia) a promuovere il voto utile a Veltroni. Forse volevano dire voto inutile o voto ignobile, a giudicare dai primi due mesi di Veltroni a capo della non-opposizione! Sfanga sfanga e diventa chiaro che, prima ancora che nascesse il Pd, lo spettacolo delllo spostamento a destra produceva securitarismo e clericalismo in grandi quantità, sufficienti a svuotare di contenuto sociale le istituzioni liberali. Le stesse per le quali l’8 luglio ci chiamano ad andare in piazza. Io non ci sarò. Ma per questo verranno altri tempi e altri post. Intanto, meno male che ci sono gli Alberto Piccinini e i Curzio Maltese, nonostante tutto.

Nazisti all'autogrill

Tra il 1994 e il 1995 il neoeletto sindaco di Roma Francesco Rutelli parlò più volte di «censimento generale» e «tesserini con foto» per regolare l'accesso ai nuovi campi sosta riservati ai nomadi nella capitale. Misure meno agghiaccianti delle impronte digitali prese ai bambini, ma insomma. All'epoca un cronista di agenzia andò a cercare commenti tra i rom e khorakanè. «Ricorda il numero del campo di concentramento che molti zingari hanno ancora tatuato sul braccio», gli risposero. E ancora: «Fanno come facevano i nazisti. Non vogliamo avere scritto sulla fronte zingaro, perché se sanno che sei zingaro ti scambiano per un ladro e non ti danno lavoro». Infine: «Ho già la carta d'identità, a che serve un'altra tessera?». In quasi quindici anni non è cambiato granché. A parte che nell'ultima campagna elettorale, nei dibattiti e nei blog pro-Alemanno, si sono sentite usare contro Rutelli le stesse promesse di allora, mai realizzate. A parte che all'epoca la destra di «Er Pecora» i campi sosta li voleva «fuori dal raccordo» e vicino agli autogrill «per consentire una sosta veloce». A parte che nel 1997 Maurizio Gasparri consegnò alle cronache la seguente dichiarazione: «I campi nomadi di Rutelli sono dei lager nazisti, e noi siamo contro i lager nazisti».
[Alberto Piccinini, “Vuoti di memoria”, in “il manifesto”, 01-07-2008]

Rutelli anticlericale?

‘Uno scandaloso favoritismo’, aveva tuonato nell’aula di Montecitorio, nell’aprile del 1995, un giovane parlamentare radicale: Francesco Rutelli. Nel corso di un memorabile ostruzionismo radicale alla Camera contro la proposta di accollare allo Stato altri mille miliardi di lire all’anno per un “fondo per gli edifici di culto”, il Rutelli dell’epoca aveva elencato per ore e consegnato agli atti parlamentari un elenco di migliaia di proprietà ecclesiastiche nella sola città di Roma. Inutile dire che lo stesso Rutelli, una volta diventato sindaco di Roma, ha rimesso nel cassetto la proposta di censire gli immobili ecclesiastici nella Città eterna.
[Curzio Maltese, “La questua”, Feltrinelli 2008, p. 66]


Postato da: poorLeno a 17:08 | link | commenti (4)
ieri è un altro giorno, la lunga notte, litalia è il paese che amo


Commenti
#1    09 Luglio 2008 - 20:03
 
Rutelli e Veltroni consegnano il Paese a Berlusconi.
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#2    11 Luglio 2008 - 00:00
 
di la' dal rimestar nel marcio -- non so bene quale malinconico attaccamento ad una politica della rappresentanza te ne sostenga ancora il desiderio caro leno (;-) -- consiglio quest'interessante riflessione di alberto leiss sul sito DEA (donnealtri)
http://www.donnealtri.it/reale-virtuale/265-del-fare-e-del-disfare-partiti-politici.html

e magari la lettura del libretto della weil.

da toronto, e

utente anonimo

#3    11 Luglio 2008 - 10:26
 
Probabilmente un desiderio un po' infantile, un po' nostalgico, un po' vetero-novecentesco. Un po' tutte queste cose e però anche l'idea fissa che a non sentire bisogno di rappresentanza (e idealmente io non ne sento affatto il bisogno) sono quelli che una qualche forma di 'protezione' (sociale, economica, culturale, politica) ce l'hanno.

Vanno bene movimenti reticolari, molecolari, minoritari e combattivi, carsici e così via, per lottare localmente contro i microfascismi della quotidianità. Ma quando un regime di 'democrazia liberale', con la complicità politico-culturale tra una maggioranza eversiva anticostituzionale e una opposizione svuotata di linguaggi(o), si trasforma in un regime totalitario mediatico compiuto, allora penso che occorrano urgentemente rappresentanza e rappresentazione per diversi milioni di cittadin* e non-cittadin*.

Se quello spazio politico-culturale di rappresentanza/rappresentazione resta 'vuoto' allora c'è solo da temere il peggio. Davvero. Qui non si tratta più solo di una ciclica lamentatio italiota.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente poorLeno

#4    11 Luglio 2008 - 17:41
 
concordo. in realta' il mio post veniva da una riflessione che sto cominciando a elaborare dalle osservazioni che mi sta capitando di fare sul sistema di rappresentanza qui in canada. qualche tempo fa c'e' stato un referendum qui per passare dal maggioritario al proporzionale, che non e' passato. a suo tempo l'ho letta come una sconfitta, ma ci sono elementi del maggioritario che producono una maggiore "accountability" dell'eletto/a al suo elettorato -- cosa che il proporzionale non fa.
i detrattori del proporzionale qui infatti dicevano che finiva per dare un potere esorbitante ai partiti, a discapito, di nuovo la parola intraducibile in italiano (e l'intraducibilita' e' sintomatica direi), dell'accountability degli eletti.
e qui viene il mio punto, dove succede in italia che quando il tuo rappresentante di zona fa cose che non ti piacciono puoi chiamare direttamente il suo ufficio e protestare? o quando vuoi che il tuo candidato s'impegni di piu' in temi che ti stanno a cuore, di nuovo, puoi chiamarlo e dirglielo direttamente?
effetto questo certo di una concezione piu' individualista dell'agire sociale, ma e' vero che questo e' anche un paese in cui se sei un politico e trovano che hai incassato 10.000 dollari (non miliardi...) per una campagna pubblicitaria in quebec, sei costretto a dimetterti il giorno dopo e viene subito istituita una public inquiry ...
ed e' vero che questo e' un paese in cui i sindacati non sono stati demonizzati come negli stati uniti e le lotte hanno pagato con una salute pubblica che funziona e ancora uno straccio di protezione anche quando il tuo lavoro e' 'seasonal' come il mio qui all'universita'.

non so bene dove voglio andare a parare con tutto questo, ma il problema di veltroni e company e' che loro hanno bisogno di pararsi il culo dalla corruzione strutturale che decenni di cultura partitica hanno prodotto tanto quanto il berlusca. e questo tu lo sai bene quanto me.
la genialata di berlusca e' stata quella di riuscire a far affondare prodi prima che cominciasse davvero il processo di riforma elettorale (in cui fosse stato ancora li' prodi, qualche parolina la sinistra radicale avrebbe potuto mettercela...quanto intelligente tuttavia non saprei...)
notato che di quest'ultima (dico riforma) non s'apre piu' bocca ne' a destra ne' a sinistra?

e
utente anonimo

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