CAMERE SEPARATE

stories from the city, stories from the sea

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"non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole. E' il legame del desiderio con la realtà a possedere una forza rivoluzionaria" ****************************** quanta spontaneità nei nostri modi schietti, nelle movenze, i completini perfetti; quando uno è naturale è naturale...

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giovedì, 29 maggio 2008

Oltre il gulag veltrusconiano

vetro/acciaio

Sono settimane che rimugino, prevalentemente in silenzio. Mi dico: Cerchiamo di non farci sommergere, cerchiamo di essere vigili, cerchiamo di restare vivi senza chiuderci nel ‘privato’, ‘al sicuro’ di una casa, di ‘case’, di appartenenze di comodo. Cerchiamo di non farci sommergere, ci dobbiamo provare; anche cercando di mantenere in vita queste 'camereseparate' di libertà: una modesta finestrella aperta sull’esodo.

Quello che sta avvenendo in Italia è abominevole. Ed è ancora più aberrante ed agghiacciante che non vi sia nessuna opposizione politica, sociale e culturale. Cerchiamo di non vergognarci di dirci in opposizione radicale con chiunque usi, nello stesso periodo, le parole 'modernizzazione' e 'sicurezza'. No. Non è il 1938 ma quasi. Noi italiani abbiamo il ‘vizietto’ del lager, prima (molto prima) che il nazismo ne facesse una cifra di governo. Non è il 1938, ma vi sono linee di continuità spaventose: i pogrom contro i rom, l’idea (comunque anticostituzionale) che una legge stabilisca che qualcun* è illegale, le aggressioni fasciste al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e ai negozi tenuti da stranieri a Roma, le aggressioni dei giorni scorsi di frange neofasciste alla Sapienza dicono che gli argini si sono rotti: è come se la vittoria di Alemanno avesse sturato una fogna che deborda, e deborda; e il tutto alla luce del sole… Mi dico: Bisogna dire no anche a chi avvalla nella sua mediocrità neocentrista la macelleria sociale preparata dal governo dichiarandosi disponibile a sedersi al tavolo con questi figuri, per non si capisce bene quali riforme. No.

Se alziamo lo sguardo e usciamo da questo gulag di provincia in cui ci vuole rintanare il veltrusconismo vediamo che il delirio è globale: le nuove leggi contro le migrazioni in preparazione a Bruxelles/Strasburgo che trasformeranno (definitivamente) l’UE in un enorme bunker militarizzato in cui è ben accetto solo chi liberamente si fa brutalizzare dal lavoro, e le mattanze contro i migranti in Sudafrica ci dicono che l’uscita dalla violenza passa solo attraverso nuove lotte per i diritti. Il capitalismo non può rimanere un’indistruttibile gabbia d’acciaio, nessun essere umano è illegale.


Postato da: poorLeno a 09:52 | link | commenti
soggetti incarnati, domani è un altro giorno, provincia cronica, la lunga notte, litalia è il paese che amo


mercoledì, 30 gennaio 2008

Fran(ces)co Marini: là, dove tutto ha avuto inizio…

dc highlanderEra il 28 aprile del 2006. gli Offlaga Disco Pax suonavano per la prima volta in Puglia, allo Zenzero Club di Bari. Serata di tensioni politiche alte e un po’ farsesche, all’italiana! Al Senato della Repubblica si votava per la Presidenza e la maggioranza centrosinistra scopriva di non essere proprio maggioranza, cioè maggioranza-sì-ma-quasi… Insomma, il candidato dell’Unione è Franco Marini ma nelle urne nebulose di Palazzo Madama mancano tre voti: giusto quelli invalidati, perché c’è scritto 'Francesco Marini'. Erano i primi messaggi intimidatori del clan Mastella alla legislatura: l’esistenza in vita del Prodi 2 è nelle sue mani. Ma che c’entra questo con gli Offlaga Disco Pax? vi starete chiedendo. In quella serata di tensioni politiche alte e un po’ farsesche, tra il pubblico (tutto molto ‘sinistro’) serpeggia il terrore di non essere riusciti a mandare a casa Berlusconi. Dalla platea si alza periodicamente un coro: “Francesco Maa-riiini!” Alle ripetute provocazioni Max Collini, voce degli Offlaga, risponde: “Ma siete dei NAD?! I Nuclei Armati Democristiani!” Leggo ora su repubblica.it che Napolitano starebbe affidando a Franco Marini l’incarico di formare un ‘nuovo’ governo.... Rieccoci qui: benvenuto Fran(ces)co Marini.

In momenti come questi mi manca tanto un caro amico con il quale ci ritrovavamo spesso a ripeterci che si dovesse evitare in qualunque modo la rinascita della Dc. Che invece insistentemente rispunta, anzi è sempre presente, parzialmente confluita nel ‘berlusconismo’. L’incarico a Fran(ces)co Marini mette fine al terrore diffuso nella sinistra italiana: “morire democristiani”. Non moriremo democristiani; siamo già morti.


Postato da: poorLeno a 16:30 | link | commenti (7)
scazzi quotidiani, provincia cronica, ieri è un altro giorno, la lunga notte


giovedì, 03 gennaio 2008

Tra l'inizio e la fine

Abate, "Il mosaico del tempo grande"A cavallo tra 2007 e 2008 ho letto un romanzo avvincente, a tratti commovente: Il mosaico del tempo grande di Carmine Abate. In poco più di 200 pagine, muovendosi in una vorticosa triangolazione Calabria-Albania-Olanda, la narrazione scava nelle viscere d'Europa e del complesso mosaico spazio-temporale delle sue storie individuali e collettive. Alla fine della storia Michele, il giovane protagonista nato in una comunià calabrese arbereshe e appena laureato, decide di partire per Amsterdam con la sua fidanzata albanese-olandese:
"Dicono che sono un ciòto, che se parto poi non ritorno più, che un laurjato non può partire come un qualsiasi germanese ché allora il sacrificio grande di una vita non n'è valùto la pena..."
Ed è impossibile non ripensare ad un altro dicembre trascorso a salutare e/o ristabilire un contatto con gli amici che da qualche anno, appena laureati, hanno lasciato questo Sud in cerca di un Nord che prospettasse condizioni economiche ed esistenziali più degne. Canada, Stati Uniti, Germania, Italia del Nord ("Altitalia", come viene chiamata nel testo di Abate). Confesso che c'è qualcosa di sempre più straziante e anche logoro in questo rituale del saluto natalizio all'emigrante. Come se il senso della perdita lentamente declinasse verso una conuetudine un po' cerimoniosa.
E mi fermo a pensare che (forse) nulla è cambiato dalla partenza dei vari "germanesi" dal Secondo dopoguerra. Solo che i germanesi della mia generazione, come il Michele del romanzo, sono tutti laureati. Le implicazioni sono tante; tengo conto anche del fatto che senza movimenti e spostamenti l'umanità si esaurirebbe. Ma c'è poca discussione in Italia sull'emorragia demografica meridionale e sulla qualità di questi flussi. Scrive Curzio Maltese nell'introduzione del suo I padroni delle città:
"Da vent'anni trionfa una Questione settentrionale in buona parte immaginaria, trampolino di lancio per le fortune politiche di qualche demagogo. Intanto la Questione meridionale marcisce nella totale indifferenza".

Per fortuna il 2007 è stato anche un anno di nascite tra gli amici e simpatizzanti delle 'camere separate'. Non credo nella "mistica della nascita" che oggi, in Italia, va di pari passo con la "mistica della famiglia tradizionale" e il trionfo ipocrita e conservatore di non si capisce più quali "valori tradizionali"; non a caso il 2007 è stato anche l'anno di nascita del Pd... Però la venuta al mondo di Delia, Francesca, Hadrien e Noa mi tiene ostinatamente ancorato alla speranza e alla necessità di pensare un cambiamento.

Buon 2008!


Postato da: poorLeno a 13:37 | link | commenti (1)
saperi in gioco, domani è un altro giorno, libri perduti/ritrovati, provincia cronica, scarti, choose life, la lunga notte, a sud


domenica, 24 giugno 2007

How are things on the East Coast?
(Chi gn l'avia dì)


Mentre PoorLeno si aggira per le verdi lande del New Hampshire, tra un posto chiamato West Lebanon e un altro Hanover (!) io ne ho approfittato per trascorrere un tranquillo weekend gerontofilo in terra di Lucania. Per cominciare venerdì uno scatenato rave pomeridiano per i 90 anni di una carissima prozia. Qui mio padre perde la mia borsa con i libri e il lettore mp3 che avrebbero dovuto farmi compagnia nella città dolente e tra la perduta gente: addio raccolta di fumetti delle eroine erotiche degli anni '70 (tra cui la mitica zora, la vampira porno), addio parole di giorni lontani di de mauro, addio colonna sonora di six feet under e anteprima del prossimo album degli interpol...
Il viaggio comunque prosegue sabato con visita a parentume materno e paterno sparso sui cucuzzoli di quello scempio urbanistico che è Potenza, con relativi aggiornamenti sullo stato della mia disoccupazione. Conclusione col botto oggi all'ospedale dove è ricoverato mio nonno:quest'uomo un tempo duro e cinico, di quelli che rimproverava i miei genitori perché diceva che i figli si baciano solo quando dormono, si è messo a piangere come un bambino e non voleva più lasciarci andare via. Nel frattempo nella sua stanza un altro signore dagli occhi di ghiaccio accarezzava e sbaciucchiava un bambolotto che stringeva tra le braccia sotto lo sguardo dell'anziana moglie, avvezza alla quotidianità di chi ormai vive sospeso nel tempo.
Ma il soggiorno lucano mi ha riservato anche sorprese. Come la festa in P.zza Prefettura per la promozione del Potenza (!!!) in serie C. Tanto incredibile da meritarsi lo striscione che dà il sottotitolo a questo post. Un miracolo a quanto pare reso possibile dai soldi di Berlusconi, mi dicono i bene informati. O ancora le incursioni nella soffitta della nonna con bottino di sottovesti e mutandoni degli anni '30, occhialoni della zia e poltroncine white cube atterrati direttamente dagli anni '70...
E il rientro di PoorLeno sembra molto più vicino.

How are things on the West Coast?!
Hear you movin’ real fine tonight
You wear those shoes, I decide
Oh strut those shoes,
We’ll go roaming in the night
Well how are things on the West Coast?!

Yeah, but you’re an actress I don’t identify…

Today my heart swings
Yeah, today my heart swings

Say it…
But I don’t want to play the part
And I don’t want a taste of victory
No I don’t want to read your thoughts anymore
My God…

‘Cause today my heart swings
Yeah today my heart swings


Postato da: deceptacon a 23:38 | link | commenti (3)
provincia cronica, ieri è un altro giorno, choose life


lunedì, 26 febbraio 2007

L'unica regola dell'Ikea è parlare dell'Ikea...




Non bastava l'umiliazione di dover sperare di essere presi all'ikea di bari perchè, alla fine di un dottorato si deve provare di tutto pè campà. Non bastava l'umiliazione di sottoporsi a test online di lingua inglese, logica, lingua italiana e comprensione del testo tosti al punto da farti venire seri dubbi sulla tua preparazione (post)universitaria. Non bastava rendersi conto che tutti i propri amici e parenti che hanno fatto la stessa trafila, tutti brillanti, tutti poliglotti, tutti preparati ben oltre la media, non sono stati contattati neanche per un mezzo colloquio. Non bastava sapere che l'amministrazione locale ha finanziato e si è resa complice di una grande campagna pubblicitaria pre-apertura, sotto forma di finte selezioni per assunzioni che avrebbero dovuto risollevare le sorti dei poverigiovanidisoccupatidelsud. Non bastava essere venuti a sapere da fonti certe (come se non lo immaginassimo già) come siano effettivamente andate le cose e pensare: ma come stiamo frecati se anche per lavorare all'ikea ci si spartisce i posti di lavoro (figuriamoci quelli per i piani strategici)

No, non bastava. DOVEVA PURE ARRIVARCI LA LETTERA DELL'IKEA CHE CI PRENDE ALLEGRAMENTE PER IL CULO E CON LA SCUSA DI COMUNICARCI L'ESITO (NEGATIVO) DELLA SELEZIONE CI INVITA A VISITARE IL LORO SPLENDIDO PARADISO, ADESCANDOCI CON UN BUONO PER INGOZZARCI DI POLPETTE NEL LORO RISTORANTE SVEDESE!!!!! Va bene che siamo terroni e disoccupati, ma DEFICIENTI proprio NO!!!! So io chi vorrei far strafocare con 32.756 polpette avvelenate, una per ogni domanda pervenuta!!!

deceptacon


Postato da: deceptacon a 18:26 | link | commenti (8)
un imbattibile al giorno, scazzi quotidiani, provincia cronica, ieri è un altro giorno


lunedì, 12 febbraio 2007

Tentennamenti

Sarà per il troppo tempo che passo davanti al computer. Saranno certi sensi di colpa o la malinconia per le occasioni perdute a causa di inezie burocratiche o inerzie esistenziali.
Insomma, sarà per questi motivi o per altri, ma ho dei tentennamenti, come brevi vertigini del senso. Del senso dell’esistere, dello stare al mondo.
Non nascondo di aver avuto molti tentennamenti davanti a certe domande del questionario della visita di leva: Vuoi bene a tua madre? Vuoi bene a tuo padre? Ti piacciono i fiori? Vuoi fare il meccanico? Oggi mi domando: Voglio davvero fare il cognitario? Del resto, non ho ancora iniziato e già mi sento stremato. E poi una vocina flebile ma severa dentro di me mi domanda: Perchè, hai alternative?! Non lo so, però tentenno.

Ecco, tentennare, come un oscillare incerto e ipnotico anche se solo per spiccioli di tempo e scarti di spazio, magari proprio quando la mia vita sembra al sicuro, al riparo dagli altri. Certo Paola Binetti e il resto della famiglia Addams che tra Vaticano e Parlamento predica un giorno sì e l’altro pure di famiglia agitando provette con dentro embrioni, quelli non tentennano mai. Odiano gay e etero che non si sposano, farfugliano di ‘leggi naturali’, tengono in ostaggio un paese di 57milioni di abitanti rintronati da una vita che vale moderatamente la pena di essere vissuta. E nessuno tentenna, mai. Il diritto degli altri e i diritti civili non possono certo diventare motivo di sospensione della quotidianità. Ieri Franco Berardi ‘Bifo’ su “Liberazione” scriveva che “in un ambiente saturo di infostimoli […] sembra scomparso il tempo per le carezze, il tempo per le parole lente, per i sussurri, per i tentennamenti”.

Oggi ho tentennato ancora. Su repubblica.it leggo che è pronto il manifesto del partito democratico. ne veniva riportato anche l’incipit: “Noi, i democratici, amiamo l’Italia”. E mi viene subito in mente di quel tale che nel ’93, nello studio di casa, davanti a una telecamera con il collant, si ricordò che “L’Italia è il paese che amo”… E io, la amo l’Italia?
Tentenno.


Postato da: poorLeno a 20:01 | link | commenti (3)
domani è un altro giorno, provincia cronica, scarti, litalia è il paese che amo


mercoledì, 18 ottobre 2006

“You’ll never Walk Alone”
2 e 12/

Questo post è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che ha trascorso la propria vita in Europa Occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo. Perlopiù in coppia, egli ha intrattenuto tuttavia saltuari rapporti con altri uomini. Ha vissuto in un’epoca infelice e travagliata. La città che gli aveva dato i natali, e che scivolava pian piano verso la fascia economica dei luoghi di povertà, affidava la sua precaria e incerta mobilità alle oscillazioni fragorose e malinconiche delle linee “autofiloviarie” dell’Amtab… 

2
Il 2 è un’esperienza impagabile: l’unica possibilità per un cittadino barese profano della fisica di far parte di un esperimento. Ore 7:40, rione Japigia. Vedo il lungo rottame arancione avvicinarsi stanco alla mia fermata. Attraverso i suoi grandi vetri non si vede nulla; man mano che lentamente costeggia il marciapiede s’intravedono pezzi di carne umana, borse e zaini. Entrare è già un miracolo, evitare di farsi schiacciare dagli sportelloni che si richiudono è chiedere troppo! L’importante è proteggere la testa. Poi, arrivare alla macchinetta obliteratrice in quelle condizioni sarebbe come fare body-surfing a un concerto punk. Ho la faccia del neofita, tutti mi fissano straniti. Sarà l’imbarazzo, sarà il calore di quest’ottobre ancora estivo o sarà l’effetto vagone piombato, ma sento di stare soffocando. Per fortuna non devo fare sforzi per reggermi: la compressione dei corpi è tale per cui è impossibile cadere: così si compie l’evento fisico del 2. E nonostante tutto il viavai è continuo. I più vecchi ti strisciano accanto sradicando via tutto quello che trovano al loro passaggio, e brontolando fino allo sfinimento sul fatto che i “giovani d’oggi” non diano spazio ai vecchi. L’Italia, che paese!

12/
Questo bus è sorprendente, funziona benissimo: mai troppo pieno, il suo tragitto è ben ragionato. Infatti, lo stanno stravolgendo per dare più mezzi ad altre linee… 

Professò, come la canzone del Liverpool!
Ma la città può riservare sorprese davvero insperate. Si dà il caso che io faccia il “compresente” il giovedì alle lezioni di inglese di deceptacon ai giovani scalmanati delle periferie baresi, futuri elettricisti. Alla fine dell’ultima lezione, ridotti entrambi all’impotenza dalle urla in libertà di tutti i 15 studenti, un grido si leva più alto di tutti. È quello del più discolo che intona gli inni da stadio degli “ùltras Bari”. Rime baciate e italiano perfetto, anche questo un miracolo… Al che, per sedarli, dico: Va bene, ragazzi. La prossima volta ascolteremo gli inni dei tifosi inglesi. Risposta: Mo professò, come “You’ll never Walk Alone”, la canzone dei tifosi del Liverpool!
E dire che, preparando la lezione, “You’ll never Walk Alone” ci era sembrata troppo difficile per loro.

[roberto 18-10-2006]


Postato da: poorLeno a 15:48 | link | commenti (7)
scazzi quotidiani, small city life, provincia cronica


domenica, 11 giugno 2006

(Chiuso per trasloco)

piccolo mondo antico Da Libertà ad Adelfia. Le camereseparate si muovono seguendo le linee di una toponomastica epica che in realtà nasconde la solita provincia cronica meridionale. Eppure ce ne sarebbero di cose da raccontare di questo piccolo mondo antico periferico, delle conversazioni da autobus, delle economie di solidarietà che sopravvivono, nonostante tutto. Ma la connessione a singhiozzo fa passare qualsiasi desiderio di rete. Mi mancate tutt*. A presto

Deceptacon


Postato da: deceptacon a 14:19 | link | commenti (5)
domani è un altro giorno, provincia cronica


domenica, 30 aprile 2006

PANTOFOLE SUL PALCO
(ci hanno davvero preso tutto?)


Nel giro di qualche giorno due bei concerti qui a Bari. Mercoledì mi sono lasciata incantare dalle innumerevoli modulazioni della voce di Baby Dee. Ma anche dalle sue mani nodose che scivolavano sull’arpa, la fisarmonica e il piano. I suoi babies, come li ha chiamati a un certo punto. Una performance toccante in alcuni momenti, ironica e divertita in altri. A rimanermi impressa sarà la sua presenza sulla scena: la sua imponenza impacciata e ritrosa, il sorriso punk (cfr. Mr. Big) e trattenuto, i capelli rossi e ricci sulla fronte sudata. E poi soprattutto le pantofole di pelo rosa: ingombranti babbucce alla caviglia che si muovevano agili sui pedali dell’arpa. Perfettamente intonate alla camicia svolazzante e piena di rose rosa da fare invidia al salotto di mia nonna.
Poi venerdì gli Offlaga Disco Pax, collettivo neosensibilista contrario alla democrazia dei sentimenti, come si definiscono loro. In fede al piano quinquennale, ci hanno offerto un “good bye punta perotti”, una veglia in occasione dell’abbattimento dell’ecomostro. Loro sulla scena sono tenerissimi, col loro carico di simpatica nerditudine. Max ipnotizza con quel suo sguardo rivolto verso il passato del sol dell’avvenire e con quel modo retrò di sistemarsi i capelli dietro le orecchie.
Ben presto sul palco si materializza il piccolo mondo antico emiliano, sottoforma di oggetti malinconici. Ideologia a bassa intensità, memorie approssimate per difetto emozionale. E allora giù a ricordarci che i tedeschi si sono comprati anche la skoda (LA FABBRICA), l’economia alternativa e solidale dei condomini iacp degli anni ’60 ha ceduto il passo a quella spietata del mercato, francesca mambro ci espropria del senso delle parole quando definisce giusva fioravanti, suo compagno di vita e di stragi, un uomo SENSIBILE. Il pubblico apprezza il lancio delle cinnamon, ciuingam da vere black panthers, i 45 giri dei poco rigorosi anni ’80 praghesi, i pupazzetti del cartone animato della talpa e i wafer tatranky.  E infine arriva lei, la mia preferita. La pantofola defonseca. Solo una. Quella che non le è stata spedita nella busta gialla con i francobolli prioritari. Quella che rimane a lui, ricordo di un amore sconfitto, ma privo di rancori e stupide rivalse.  Il concerto finisce dopo due bis. Gli offlaga ringraziano tutti quelli che hanno collaborato alla serata, nome per nome. Poi scendono a vendere i loro cd personalmente, a rispondere alle domande sul toblerone, a condividere ascolti, letture, opinioni.
Ci firmano il cd e ci ringraziano, mentre io mi chiedo: quando camere separate si dividerà a chi toccherà la parte autografata?
Tornata a casa mi infilo le mie ciabattine di spugna e penso che forse, dopotutto, se ci sono ancora concerti come questi, allora non ci hanno  preso proprio tutto.

a.

p.s. per delle belle suggestioni su questi due concerti date un’occhiata ai post dei nostri compagni di merende del
lablog.


Postato da: deceptacon a 17:51 | link | commenti (5)
provincia cronica, ieri è un altro giorno


mercoledì, 22 marzo 2006

Gerontocracy

nonno simpson Riprendo questa citazione dal blog di kute, che a sua volta le riprende da qui.

"Che cosa significa "fare cultura"? E che significato date al "fare cultura" in un contesto come quello italiano?
Minchia. Nel contesto italiano, niente ha significato. (...) Per vivere in questo paese bisogna sottoporsi a una ginnastica mentale estenuante, la cosiddetta "fuga di cervello". Ripetere come un mantra: "Qui fuori c'è Godthab, Groenlandia". Appena ho finito con queste domande mi metto la tuta termica e vado allo spaccio del mio amico eschimese a comprare merluzzo e renna affumicata. Non voglio dire che bisogna abbandonare il paese a sé stesso, ma il giardino che ci è stato affidato è più ampio."

L'invettiva dice tante belle cose, tutte verissime e corrosive. Ma qui mi basta sottolineare questa:

"L'Italia strapaese, quartierino, tuttinfamiglia. L'Italia che se ne frega, l'Italia impaurita, l'Italia no grazie. L'Italia dei tormentoni, allegra come un DJ, depressa per noia. L'Italia dei nonni al potere, il cinquantenne giovane scrittore, mai fidarsi di uno sotto i sessanta."

I nonni al potere... Quanti Nonno Simpson conoscete che occupano posizioni di potere? A me vengono in mente tanti, a cominciare dai leader di partito. Ma la gerontocrazia è anche un atteggiamento diffuso, per cui se qualcuno ti vuole insultare ti dà dell* ventenne e non si riferisce al tuo aspetto fisico (in quel caso si suppone che si debba esserne lusingat*). Ha a che vedere con il fatto che tanta creatività e tante energie intellettuali vadano sprecate perchè nessuno dà credito a chi ha meno di 40-50 anni. E, parallelamente, la scena continua a essere occupata per decenni dai soliti nonni. Perchè altrove le idee dei vari Linus Torvalds, Larry Page & Sergey Brin, o persino Bill Gates (!) hanno trovato terreno fertile per potersi sviluppare e qui nisba?  Perchè qui scoppia il putiferio se, dopo (appena!) 20 anni, decidono di non far aprire la stagione della Scala a Muti, bensì al "giovane" 34enne Daniel Harding?  Perchè il massimo della meglio gioventù a cui questo paese guarda con rispetto sono i rampolli delle varie famigliacce di capitani d'industria, anche quando sono dei perfetti imbecilli (un nome a caso: lapo elkann)? Forse la reverenza gerontocratica si trasmette transitivamente da nonno a nipote? Può essere...
Comunque con questo non voglio dire che i "vecchi" in generale abbiano vita facile qui. Perchè quest'italietta allo sfascio è anche il paese in cui se sei fuori dall'età produttiva, pensionato o disoccupato, magari donna (ex casalinga) e con problemi (motori, di salute, finanziari etc.), non te la passi mica tanto bene. Se poi  vivi, chessò, a bari e non hai qualcuno che ti scarrozzi in giro,  puoi pure murarti vivo in casa tanto non se ne accorgerà nessuno.

Adesso scusate, ma devo andare a dar da mangiare alle renne.
a.


Postato da: deceptacon a 10:35 | link | commenti
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