stories from the city, stories from the sea
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"non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole. E' il legame del desiderio con la realtà a possedere una forza rivoluzionaria"
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quanta spontaneità nei nostri modi schietti, nelle movenze, i completini perfetti; quando uno è naturale è naturale...
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La lista degli eventi preoccupanti si allunga: dopo Milano e Bologna, anche a Torino si sono verificati rastrellamenti dei vigili e della polizia ai danni degli immigrati. Gli italiani, ovviamente, non solo stanno a guardare, ma intervengono con applausi e manifestazioni di approvazione, proprio come è avvenuto qualche giorno fa a Roma durante i rastrellamenti delle trans al Prenestino e che preannunciava il dibattito di questi giorni sulla necessità di inserire le prostitute tra i soggetti pericolosi per la “sicurezza” e la “moralità”. Intanto gli stranieri continuano a costruire le case, le strade, a mantenere in piedi quelle poche fabbriche che ancora non hanno delocalizzato la produzione altrove, mentre le straniere continuano a prendersi cura degli anziani, dei bambini, delle case e della sessualità degli/delle italiani/e. La linea del colore e la linea del genere segnano i destini della cittadinanza e del lavoro di milioni di persone. Mentre si cerca di escogitare il modo per sottrarre le “badanti” alle espulsioni, un mio amico studioso di storia che sta lavorando sul fascismo, qualche giorno fa mi mostra questo testo:
Circolare del Ministero degli Interni ai Prefetti del Regno del marzo 1940: “Le servette non rientrano fra le categorie di cui la legge antiurbanistica del 1939 vieta gli spostamenti in città”! Inquietante analogia. Insomma, “servette” e badanti sono da sempre state considerate indispensabili e al tempo stesso “innocue”, perché poco organizzate, al di fuori dei grandi movimenti di protesta e di ribellione che incutono paura, mentre molto più pericolose appaiono invece le prostitute, fonte di “contagio” e “contaminazione” della purezza della razza. Colore, genere, razza sono questioni su cui dobbiamo assolutamente riflettere con urgenza. E’ per questo che come "L'8 non solo a marzo", associazione femminista, MARTEDI’ 10 GIUGNO ALL 19.00 al maltese presso la Taverna del Maltese in via Nicolai, Bari, stiamo organizzando una riunione di coordinamento antirazzista barese per discutere del clima di xenofobia che si sta diffondendo in tutta Italia, così come del DDL reg.le sull'immigrazione, della questione ambulanti a Bari e di come organizzare forme di resistenza.
In coda vi incollo il comunicato dell'associazione almaterra su quanto è avvenuto a Torino e un video dal 1 maggio delle lotte dei precari (e) migranti condivido con voi la forza e l’incazzatura di questa donna che ci ricorda di tutti i/le migranti e nativi che sono persone che lottano, che pensano, che parlano e che si ribellano!
Comunicato di Almaterra
Vogliamo denunciare un grave episodio, accaduto questa mattina, di cui è stata testimone una Mediatrice interculturale di Moncalieri. Alle 08:30 circa, sul bus 67 (capolinea di Moncalieri), pieno di gente che a quell’ora è diretta a scuola o a lavoro, è salita una pattuglia della polizia, ha intimato a tutti gli stranieri di scendere, ha diviso maschi e femmine con bambini, ha chiesto il permesso di soggiorno.
Molte persone avevano con sé solo la carta di identità italiana, altri il permesso di soggiorno, altri ancora né l’uno né l’altro.
Tutto l’episodio si è svolto accompagnato da frasi quali : “non ce ne frega niente della vostra carta di identità italiana” , “è finita la pacchia”, “l’Italia non è più il Paese delle meraviglie”.
Gli agenti hanno fatto salire tutti gli uomini su un cellulare, solo un uomo marocchino, mostrando la carta di identità italiana, si è rifiutato di salire, chiedendo di che cosa veniva accusato e che avrebbe fatto riferimento al suo avvocato. Gli agenti l’hanno lasciato andare.
Nessuno dei passeggeri rimasti sull’autobus è intervenuto, anzi, molte delle persone presenti, anche sui balconi delle case intorno e sui marciapiedi, hanno applaudito.
Ci aspettiamo che venga fatta chiarezza e che non si ripeta mai più un simile episodio in un Paese che si dichiara civile e democratico.
Torino, 04 giugno 2008
ASSOCIAZIONE ALMATERRA
Sono settimane che rimugino, prevalentemente in silenzio. Mi dico: Cerchiamo di non farci sommergere, cerchiamo di essere vigili, cerchiamo di restare vivi senza chiuderci nel ‘privato’, ‘al sicuro’ di una casa, di ‘case’, di appartenenze di comodo. Cerchiamo di non farci sommergere, ci dobbiamo provare; anche cercando di mantenere in vita queste 'camereseparate' di libertà: una modesta finestrella aperta sull’esodo.
Quello che sta avvenendo in Italia è abominevole. Ed è ancora più aberrante ed agghiacciante che non vi sia nessuna opposizione politica, sociale e culturale. Cerchiamo di non vergognarci di dirci in opposizione radicale con chiunque usi, nello stesso periodo, le parole 'modernizzazione' e 'sicurezza'. No. Non è il 1938 ma quasi. Noi italiani abbiamo il ‘vizietto’ del lager, prima (molto prima) che il nazismo ne facesse una cifra di governo. Non è il 1938, ma vi sono linee di continuità spaventose: i pogrom contro i rom, l’idea (comunque anticostituzionale) che una legge stabilisca che qualcun* è illegale, le aggressioni fasciste al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e ai negozi tenuti da stranieri a Roma, le aggressioni dei giorni scorsi di frange neofasciste alla Sapienza dicono che gli argini si sono rotti: è come se la vittoria di Alemanno avesse sturato una fogna che deborda, e deborda; e il tutto alla luce del sole… Mi dico: Bisogna dire no anche a chi avvalla nella sua mediocrità neocentrista la macelleria sociale preparata dal governo dichiarandosi disponibile a sedersi al tavolo con questi figuri, per non si capisce bene quali riforme. No.
Se alziamo lo sguardo e usciamo da questo gulag di provincia in cui ci vuole rintanare il veltrusconismo vediamo che il delirio è globale: le nuove leggi contro le migrazioni in preparazione a Bruxelles/Strasburgo che trasformeranno (definitivamente) l’UE in un enorme bunker militarizzato in cui è ben accetto solo chi liberamente si fa brutalizzare dal lavoro, e le mattanze contro i migranti in Sudafrica ci dicono che l’uscita dalla violenza passa solo attraverso nuove lotte per i diritti. Il capitalismo non può rimanere un’indistruttibile gabbia d’acciaio, nessun essere umano è illegale.

Liquidare la Sinistra
Veltroni e i suoi hanno raggiunto l’obiettivo di breve periodo fissato dopo la nascita del PD: liquidare la Sinistra in Italia; scrollandosi di dosso qualsiasi equivoca etichetta e additando le forze progressiste come l’anomalia del ‘900 e non ambivalente forza propulsiva di emancipazione. Molto si può imputare alla Sinistra Arcobaleno, certo. Ma mi fa rabbia ascoltare prediche qualunquiste che discettano di una Sinistra lontana dal suo popolo. Mentre in due anni di governo le sinistre sono state le uniche forze a tenere sotto pressione la maggioranza solo ed esclusivamente su questioni di rilevanza sociale. Fallendo.
In Parlamento non ci sarà opposizione. Il PD porta con sé i soliti, impresentabili boss dei due partititi che lo compongono. Più un nutrito gruppo di militanti di destra (tra cui Binetti, Calearo, Colaninno, Del Vecchio, Ichino, Serra…), new entry di nessuno spessore politico (tra cui Carofiglio e Madia) e qualche burocrate prelevato dalle amministrazioni locali.
Oltre la linea di confine
Qui non è solo una questione di schieramenti e appartenenze. Nel nuovo Parlamento, senza la Sinistra, i gruppi di Destra e di Centro condividono armoniosamente la trasformazione della costituzione materiale operata nel quindicennio 1993-2008: vi hanno compartecipato. La legge Bossi-Fini, la legge 30 (detta Biagi) e la legge 40 hanno radicalmente mutato i tratti sostanziali della cittadinanza in Italia. Quelle leggi stabiliscono che ci sono persone legali e persone illegali, che l’autonomia dei corpi delle donne è sottoposta direttamente al controllo della legge, che le conquiste del lavoro devono essere arginate nel nome del profitto. Esse però non agiscono solo al negativo: non si limitano a proibire e sottrarre, ma agiscono anche in positivo, stabilendo forme non scritte di tolleranza per l’impiego di manodopera clandestina; concedendo a chi ha soldi di recarsi all’estero per la pratica della riproduzione assistita; e infine promuovendo l’idea che l’occupazione, grazie alla precarietà, cresce quantitativamente e qualitativamente: poiché il avoro dipendente si starebbe gradualmente trasformando in autonomo.
La Destra rilancerà questo paradigma che il PD, rifiutandosi di rovesciare, ha dimostrato di condividere, nel nome del vecchio, vecchio mito della “crescita”.
Esito
Così a sessant’anni dalla Costituzione repubblicana Fini e Berlusconi non hanno ancora sottoscritto il patto antifascista che presiede alla vita comunitaria nazionale. Mentre Veltroni a Spello aveva aperto la sua campagna elettorale con un discorso da Ventennio, tutto modernizzazione e virtuosismo del capitale, cantando l’inno di Mameli e, tre giorni dopo, ricordando un militare italiano morto in Afghanistan nel nome del neo-colonialismo globale.
Telencefali, telemarketing e televoti.
Un post nato contro il panico
Telencefali
L’amigdala, ci spiegava un bravo professore della ssis la settimana scorsa, è un’area che si nasconde in qualche luogo del telencefalo e da lì regola l’ansia, interferisce con l’ippocampo e quindi con la memoria, dando origine a quei noti blocchi, vuoti, buchi neri che qualunque studente conosce bene. È da ieri che la mia amigdala sta facendo le bizze: non ne vuole sapere di farmi concentrare, neanche per leggere il giornale come si deve, tanto meno per lasciarmi lavorare alle cose che devo assolutamente portare a termine. Ed è così che nasce questo post sconclusionato, un modo per allontanare il baratro senza lo xanax, come dicono questi tre e anche per lanciare ufficialmente il primo concorso di questo blog!
Telemarketing
Tutta la vita davanti: quante volte me lo sono sentita ripetere, insieme a tante altre pillole di saggezza che giungono puntuali quando cerco di far capire cosa significa il precariato nella realtà delle vite e nella quotidianità logorante e che vanno dal “tutti abbiamo fatto la nostra gavetta” al “ma da che vi lamentate: i vostri nonni lavoravano in miniera”, fino a risposte che vorrebbero essere di incoraggiamento, ma che finiscono con l’essere un modo sbrigativo per dire che come sei riuscita a cavartela fino ad ora, così ce la farai anche domani e dopodomani, mentre magari tu ti stai sforzando di fare un discorso più ampio che non riguarda solo te ma l’organizzazione sociale in generale.
Ora che incomincio ad avere “quasi” tutta la vita davanti, un film come quello di Virzì mi tocca e riesce persino a commuovermi. Sarà stato anche quello per colpa dell’amigdala impazzita? Cero è un film a volte sopra le righe, altre retorico e altre ancora che rischia di cadere nella macchietta e nella favola, ma è riuscito a sfiorare alcune mie corde molto sensibili al momento: dal mortale abbraccio gerontocratico in seduta di laurea ai penosi incontri con i vecchi amici in cui vien fuori gli unici laureati fanno i lavori peggiori, dall’impotenza e la distanza dei vecchi sindacati alla descrizione meticolosa del particolare tipo di alienazione che certi lavori portano con sé. Per certi versi è sembrato un film meno “politico” dello splendido “In questo mondo libero” di Ken Loach, pur seguendone alcune linee, prima fra tutte quella della femminilizzazione della precarietà, intesa non solo come mancanza di diritti o presenza delle donne, ma anche con il cambiamento delle stesse modalità di lavoro. In compenso Virzì riesce a cogliere alcuni aspetti che riguardano specificamente la società italiana, soprattutto quel linguaggio - non solo verbale ma fatto anche di abiti, tatuaggi, gesti e coreografie - che dalla televisione si irradia a ogni livello. Come nella scena delle premiazioni aziendali, in cui una giovane lavoratrice non si sa se più hostess, velina o jeune-fille, descrive il portachiavi vinto dalla protagonista, con una intonazione e una voce che mi hanno istantaneamente riportato alla memoria i pomeriggi di bambina a casa di mia nonna con l’immancabile Ok il prezzo è giusto.
Adesso mi è venuta voglia di leggere il libro a cui è ispirato il film: “Il mondo deve sapere”, scritto da Michela Murgia a partire dalla sua esperienza di lavoro nel call center di una ditta produttrice di aspirapolveri. E poi mi piace pensare a quel titolo come svincolato da un complemento oggetto: il mondo intero deve sapere, non questa o quella cosa, ma deve continuare ad avere voglia di conoscere, porsi interrogativi, esercitare la critica. Perché ci sia sempre qualcuno, come la bambina alla fine del film, che sogni di fare filosofia da grande…
Televoti
La cabina elettorale vi sta stretta? A Veltroni e Berlusconi preferite l’insalata? A Bertinotti l’uva passa che vi dà più calorie? Ecco qui un giochino che vi dà l’illusione di una certa partecipazione decisionale attiva e vi aiuta ad ingannare il tempo nell’attesa dei primi exit-poll: name the cat! Le camereseparate stanno per adottare un piccolo cucciolo di gatto, o meglio di gatta. Una micina di appena tre settimane dal pelo un po’ indeciso: tigrato, ma anche a macchie bianche e un musetto tenerissimo. Da brava gatta 2.0 il suo nome sarà frutto di un percorso partecipato, in consonanza con lo spirito dei creative commons. Vi butto giù delle indicazioni, ma voi sentitevi liber* di lanciare le proposte più strampalate. Al vincitore un pezzo di focaccia con le melanzane autoprodotto da deceptacon e una foto in esclusiva della micia (non quella di deceptacon, ovviamente).
Ecco i nomi che sono apparsi in questi giorni, in ordine alfabetico:
1) Adua
2) Aphra
3) Attila
4) Circe
5) Felix
6) Frida
7) Gatta
8) Giap
9) Gilles
10) Gina
11) H
12) Malika
13) Margot
14) Onan
15) Osama (non si accettano le varianti Obama o Osanna)
16) Panda
17) PC
18) Pixie
19) Q
20) Teheran
21) Tiqqun
Life is life (?)
Sono passati 3 anni dal referendum sulla legge 40 e le cose sono precipitate in maniera drammatica. Da Santoro stasera c'è Eugenia Roccella: voce melliflua, abbigliamento castigato, tacco barzotto, toni pacati e quell'aria forzatamente serafica che avevano le soffocanti catechiste della mia infanzia terrona, che parla di sorellanza e di “tutte noi donne”. Poi l'incommentabile Pezzotta, versione solo vagamente soft e snella di Ferrara. Poi dalla parte che dovrebbe essere delle femministe, Emma Bonino e Franca Rame: donne in gamba, al loro tempo, ma che ormai sono lontane dalla realtà e che fanno fatica a tenere testa a quei panzer ideologici del Family day. Come durante la campagna per il referendum mi sento cogliere da una rabbia per come si parla di cose che riguardano le donne come se non esistessero, come se fossero delle mere incubatrici, come se un figlio si facesse da solo: poff entra lo spermatozoo ed esce un piccininn’: senza nove mesi di gestazione, di fatica ed emozioni, di relazione simbiotica e anche parassitaria, senza l’infinita altalena degli umori, i mal di schiena, il vomito, le paure, le ansie, i desideri. Senza quella relazione duale, unica, irripetibile e impossibile da cogliere neanche dalle più accurate ecografie, da cui nasce un bambino. Non la Vita, astratta, immaginata e visualizzata su quelle immagini degli embrioni che scorrono sugli schermi e che non potrebbero MAI vivere al di fuori di un corpo, della volontà e della vita stessa di una donna che decida di crescerlo dentro di sé. Ormai non basta più difendere semplicemente la legge 194, perché è all’interno di quella legge che si sta erodendo progressivamente la LEGITTIMITA’ e LIBERTA' della scelta delle donne, perché vengono sempre più private della libertà, della tranquillità, della gratuità dell’aborto. La delegittimazione avviene in tanti modi, attraverso la necessità di passare dal giudizio morale di chi vuole farti sentire un’assassina, dalla difficoltà di trovare medici disponibili, da chi ti prospetta un futuro di rimorsi e tormenti morali infernali. Non solo partorirai con dolore, ma abortirai anche tra atroci sofferenze. Basta, io non voglio più trovarmi a difendere la 194, voglio difendere il diritto delle donne a scegliere della propria vita e del proprio corpo, al diritto all’autodeterminazione. In questo momento Pezzotta si sta ergendo a difensore del "soggetto più debole", quello che deve ancora nascere e che "lui protegge allo stesso modo" cioè nell'inutile maniera astratta che non ha nulla a che vedere con le vite singole. Basta, su Formigoni al telefono mi sa che me ne vado proprio a dormire.
deceptacon
8 Marzo
In attesa di ricevere e postare le foto del LOTTO marzo barese di lotta in cui abbiamo distribuito prezzemolo, letto testimonianze e ballato, vi linko questo bel set di immagini della manifestazione di bologna, scattate da Maurizio Cecconi. Ah se questo palloncino potesse portare via con sè i vari Ferrara, Ratzinger e Ferretti!

deceptacon
194: adotta un consultorio!
Leggo Repubblica.it e mi viene il dubbio d’essere io il marziano e non il Pd un partito compiutamente conservatore e neo-clericale. Sulla home page di oggi, in taglio basso, un articolo sull’avvincente dibattito laici-cattolici nel Pd, riportava la seguente dichiarazione di Veltroni: “Valori come la famiglia, la dignità della persona umana, i limiti che la scienza deve porsi interpellano tutti. Solo una visione superficiale può considerare queste sollecitazioni come interferenze o ingerenze”, e dunque quella della Chiesa cazzolica “non sono ingerenze ma sollecitazioni”. A parte “l’uso sconsiderato del vocabolario”, come direbbero gli OfflagaDiscoPax, da quando Veltroni si fa dettare le dichiarazioni da Ruini? Ah sì, forse durante le sedute di cilicio con la senatrice GaBinetti. Questa spericolata corsa a destra e la continua estenuante mediazione al ribasso non cancellano il conflitto. Il conflitto esiste e una politica democratica dovrebbe alimentarlo e non omogeneizzarlo in un velenosissimo pastone. Grazie dunque alle compagne del SexyShock di Bologna che stanno promuovendo la campagna “Adotta un consultorio”, per un rilancio della 194 attraverso la funzionalità effettiva di uno strumento decisivo per l’autonomia delle donne, e per una sanità pubblica efficace. Pubblico, ricordate il concetto? Funzionale, egualitario, diffuso!
Scrivono dal collettivo SrexyShock:
Le donne di carta apparse ieri notte sui muri dei consultori di Bologna sono tante e diverse come le donne in carne e ossa! Donne diverse che fanno scelte diverse sulla loro sessualità, sulla maternità, sulla contraccezione, sulla salute. Donne che hanno desideri ed esperienze, storie di vita e relazioni, donne che quotidianamente, ognuna con la propria sensibilità, prendono decisioni, grandi e piccole, fanno mediazioni, si inventano percorsi di autonomia, praticano la libertà e la responsabilità.
Per leggere dell'iniziativa il link è questo e per il kit delle donne di carta da appiccicare nelle nostre città il link è questo.

Elogio dell’intolleranza
L'ottima FikaSicula ci ricorda come in questo paese il diritto al dissenso è quotidianamente eroso, sistematicamente negato da chi, come ad esempio Ferrara o il pontefice, sommerge i media e il discorso pubblico con le proprie dichiarazioni, visioni e dogmi, per poi bollare come “illiberali” chiunque si opponga. E così si confonde deliberatamente e colpevolmente la libertà di parola con l’esercizio dell’autorità della massima carica cattolica, una inaugurazione a porte chiuse (!!!) diventa un “confronto pubblico”, la protesta degli studenti e dei docenti che, gettando sangue e veleno, cercando di farne dell’università un luogo di elaborazione del sapere critico, bollata come qualcosa di cui rammaricarsi.
Se questa è intolleranza, ben venga. Come le intolleranze alimentari che si manifestano come violente eruzioni, che ci dicono che l’organismo non ne può più di assumere certe sostanze e per questo sviluppa una reazione allergica, un ‘nun te reggae più, un’irrefrenabile emmobashta che spero si faccia sempre più forte.
Intanto guardatevi anche questa altra perla del già citato Tommaso Ricci e la sua introduzione cristologica (con un 'pizzico' di maschilismo eterosessista, va' ) e totalmente fuori contesto al caso di Rosalia Lombardo. Slurp!
utente anonimo in Rimestando nel marci...
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domani è un altro giorno
domani è un altro shampoo
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un imbattibile al giorno
verso nord
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